mercoledì 28 novembre 2007

Romania mon amour?!?!

Quest'estate sono stato 10 giorni a Bucarest, in Romania, insieme a nove ragazzi (dico ragazzi perchè io, almeno per l'anagrafe, non lo sono più), per andare a svolgere attività di animazione in Istituti e Orfanotrofi della capitale, all'interno di una iniziativa, che si realizza ormai da molti anni, della Comunità Papa Giovanni XXIII. In questi giorni di tensione con il popolo rumeno mi veniva da pensare a quello che avevo visto e incontrato, alle contraddizioni di un paese che, non più schiavo di una dittatura, vuole correre al progresso e alla ricchezza rischiando però o di cercare scorciatoie o che troppa gente resti indietro. Non pretendo di avere capito tutto in dieci giorni, ma ho capito che solo conoscendo le cose puoi realmente giudicarle. E sono stati gli occhi e i commenti degli adolescenti che accompagnavo, che certe cose le hanno capite prima di me e più a fondo di me. Dobbiamo far fare ai nostri ragazzi esperienze forti, far sporcare loro le mani, fargli vedere che possono fare delle cose belle per questo strano mondo.
Siamo andati a condividere con i bimbi che nessuno vuole lasciati a crescere in un orfanotrofio o, perchè disabili, in posti che speravo nel 2007 di non vedere più. Ma di questo vi racconterò un'altra volta.

martedì 27 novembre 2007


Una delle cose che mi fa riflettere è il come ci siano state rese necessarie delle cose, ci sono stati indotti dei bisogni, come si dice, rendendoci indispensabili degli aggeggi...

Vi faccio un esempio che riguarda me personalmente:
Io ho vissuto per 4 anni in africa, alla fine degli anni ’80. Avevo 19 anni quando sono partito. Ho vissuto, lavorato e viaggiato per savane e foreste, a piedi, in moto, auto, a cavallo. I telefoni c’erano solo negli uffici postali, nelle ambasciate ed in pochissime case. Non avevo modo di comunicare con nessuno in caso di necessità e quando ho avuto problemi, mi si rompeva la macchina in piena foresta, lontano dai centri abitati o cose del genere, in qualche modo mi sono sempre arrangiato. Ed ero in Africa. Oggi, a 20 anni di distanza, se devo fare 20 Km e mi accorgo di avere lasciato il telefono a casa, entro in panico: "mio Dio, e se per strada ho un problema?"

Non tutto di quello che ci pare indispensabile ne abbiamo realmente bisogno...
(immagine da www.rai.it)

lunedì 26 novembre 2007

Ho conosciuto un santo


Ho visto don Oreste Benzi l’ultima volta meno di un mese fa… davanti a qualche centinaio di giovani a Piacenza ad una festa della Comunità Papa Giovani XXIII da lui fondata, rispondeva ad ogni domanda, grande o piccola che gli veniva presentata. Dimostrava con ogni frase la sua “giovinezza” d’anima, che colpiva e non lasciava più il cuore. Così è sempre stato, dal primo incontro con lui, oltre 10 anni fa… con la mia sposa avevamo conosciuto la Comunità e avevamo deciso di intraprenderne il cammino, senza sapere bene dove il Signore ci avrebbe condotto… ma con un innamorato di Dio così grande davanti, sentivamo dentro che ne sarebbe valsa la pena. E così è stato. Nonostante la nostra fragilità umana abbiamo sperimentato il paradiso, cercando, per come siamo stati capaci, di accogliere nella nostra casa chi ne aveva necessità…bimbi, adolescenti, ragazze liberate dalla schiavitù della prostituzione, disabili… tutti diventati nostri “figli”, non nati dal nostro amore fisico, ma, come sempre diceva il “Don”, rigenerati nell’amore. Per sentirsi persona bisogna abitare nel cuore di qualcuno, amava ripetere: e davanti a lui ti sentivi persona perché per lui eri, in quel momento il più importante.
Mi sono innamorato della Comunità Papa Giovanni XXIII perché i responsabili sono i primi a fare le scelte più impegnative. Così era per lui: non si apparteneva più; non era più suo il tempo, viveva alla “Capanna di Betlemme” una casa dove vengono accolti i barboni… Si era “spezzato” per tutti: Credo sia questa la cosa più bella che porto nel cuore, tra mille altre. Essere davvero per gli altri, fino in fondo, ricordandosi che per «per stare in piedi bisogna stare in ginocchio».
So che non starà lassù a braccia conserte… non avrà più bisogno di cellulare o rosario ma sento già la sua voce che ci chiama «..fratellini..», e via a vivere la nostra intensa quotidianità, con un vuoto – umano – nel cuore, ma un “angelo” in più in cielo. (foto da www.apg23.org)

mercoledì 21 novembre 2007

Eroi? Vittime del fato? seconda parte


(Immagine da www.tatavasco.it - Carlo Giuliani prima dello scontro mortale).
Non riesco a non pensare come inevitabilmente ogni scelta personale influisce sulla nostra vita, nel bene e nel male... Mi chiedo se invece che incappucciarsi e brandire un estintore, Carlo Giuliani fosse andato a dare un pasto caldo ai barboni in stazione... o Gabriele Sandri invece che attaccar briga con altri ragazzi fosse stato a trovare anziani soli... Che sarebbe accaduto? e non è solo retorica. Chiaro che davanti alla morte pensi solo a chi ha messo fine ad una giovane vita, ma non possiamo dimenticare la parte delle responsabilità individuali. Purtoppo sempre più si parla solo di diritti e mai, o pochissimo, di doveri. E non lo trovo giusto.
Mi chiedo se a Genova, durante il G8, fosse morto un poliziotto ucciso con un estintore da un individuo a viso coperto, ne avrebbero fatto una puntata di Anno Zero (trasmissione che molto spesso ho trovato interessante con prese di posizioni condivisibili); Che poi la polizia possa avere compiuto atti violenti sbagliati (scuola Diaz, Bolzaneto etc), di cui mi auguro siano dimostrate le responsabilità e puniti i colpevoli, secondo me non giustifica certe prese di posizione anche della tv. Secondo me Carlo Giuliani non è un eroe, ma un ragazzo che ha fatto delle scelte. Scelte che implicano comunque, pur nella tragicità dei fatti, delle responsabilità. Dobbiamo prenderne atto.

lunedì 19 novembre 2007

Eroi? Vittime del fato?


Oggi voglio dire alcune mie riflessioni su tre fatti di cronaca tragica che hanno alcuni aspetti comuni: la morte di giovani ragazzi e il (non) rispetto della legge.
Ecco i fatti:
Aldo Bianzino è stato arrestato per coltivazione di canapa indiana nel suo orto. Era un falegname. Viveva con la famiglia a Pietralunga, sulle colline vicino a Città di Castello. Nel carcere di Capanne è stato pestato a morte. Il medico legale ha riscontrato 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate. Lascia una moglie e un figlio, aveva 44 anni. (da www.beppegrillo.it)
Gabriele Sandri è morto domenica scorsa, 11 novembre, raggiunto da un proiettile sparato da un agente di Polizia che aveva notato tafferugli tra giovani dall’altra parte dell’autostrada rispetto a dove si trovava.
Carlo Giuliani fu ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere durante gli scontri di piazza tra forze dell'ordine e dimostranti che protestavano contro la riunione dei G8 tenuta a Genova nel 2001. (Vedi immagine sopra - da www.carmillaonline.com)

Quando ci si trova davanti al dramma di una morte, un uccisione è difficile ragionare ma voglio provare a dare il mio pensiero. Quante trasmissioni in tv, discussioni, notizie sul web, ci vogliono fare pensare a chi ha ucciso facendoci dimenticare anche la responsabilità delle vittime nei tragici fatti accaduti. Questo non vuol dire sminuire la responsabilità di chi ha troncato delle giovani vite, e spero che chi ha sbagliato paghi, ovviamente. Ma non mi esce dalla testa che Carlo Giuliani stava sfondando il finestrino di una camionetta dei carabinieri, col viso nascosto da un passamontagna, con un estintore “preso” (uso un eufemismo) chissà dove; Gabriele Sandri insieme ad altri “tifosi” aveva dato luogo a dei tafferugli, una rissa e Aldo Branzino coltivava canapa indiana. Permettetemi, sono tutte cose, anche se diverse, che hanno in comune il non rispetto delle altre persone e della legge, quindi hanno sbagliato loro per primi. Poi, ripeto, è giusto che chi ha sbagliato, che siano forze dell’ordine, politici o quant’altro paghi ognuno per le proprie responsabilità, ma questo non toglie che non mi sento di vedere celebrate queste persone come eroi. Ognuno di noi è responsabile delle scelte che fa e a volte ci dimentichiamo delle conseguenza che queste scelte potrebbero provocare: a noi o ad altri… (segue)

sabato 17 novembre 2007

Preferisco...

Preferisco AMMAZZARE il tempo,
preferisco SPARARE cazzate
preferisco FARE ESPLODERE una moda
preferisco MORIRE d'amore
preferisco CARICARE la sveglia
preferisco PUNTARE alla roulette
preferisco il FUOCO di un obiettivo
preferisco che tu RIMANGA VIVO!
(Caparezza - Follie preferenziali)

Un articolo del quotidiano La Stampa di ieri, riportava che solo nel 2005 si sono suicidati 6256 ex soldati tornati dalle guerre in Iraq ed Afghanistan, contro i 3683 soldati morti al fronte dal 2003. La guerra non finsce mai e porta sempre e solo morte. La pace e la giustizia non si possono imporre con le armi, ma solo lavorando all'educazione ed al rispetto dell'uomo,della vita.
Questo vuole anche dire sapere che tutto quanto ho io di superfluo è dell'essenziale che viene tolto a qualcun'altro.
La guerra porta solo atrocità, ma l'ignoranza e l'ingordigia fanno altrettanto danni, anche se chi li compie non se ne accorge neppure. O fa finta di niente.

per approfondire: Blood diamond (Warnerbros 2007)
Il conflitto (Caparezza)
Viva la guerra (E. Bennato)

venerdì 16 novembre 2007

Tanto per cominciare...


La frase di testa del blog è di Caparezza, uno dei miei pensatori di riferimento. Credo profondamente che solo dagli "ultimi" agli occhi del mondo potrà partire la costruzione di un modo più giusto, per tutti, di vivere.
Vorrei in questo spazio buttare idee ed esperienze vissute - da sognare - da vivere e da condividere, se qualcuno ne avrà voglia, perchè solo insieme agli altri si può arrivare a qualcosa di buono.
Non si può vivere da soli e quello che si ha lo si deve condividere con chi ne ha di meno. Che bella vita sarebbe.

C'era bisogno di questo blog?

Informazioni personali

Luca, questo è il mio nome. Vi è mai successo da avere mille cose da dire e quando è il momento non riuscire a comunicarle?